Gio. Apr 3rd, 2025

Italia

Giada Zanola, uccisa a Vigonza dal compagno geloso

 Giada Zanola e il suo compagno Andrea Favero si sarebbero dovuti sposare a settembre. Lei però non se la sentiva più, ed aveva comunicato al compagno la decisione di volersi separare. Fu così che Giada Zanola, mamma di 33 anni, è stata spinta dal cavalcavia della A4 nei pressi di Vigonza (PD) dall’ex compagno, definito dagli amici «gelosissimo e possessivo». 

Giada Zanola col compagno Andrea Favero condivideva anche un bimbo di tre anni. Anche se inizialmente sembrava un suicidio, gli amici della donna hanno da subito smentito questa pista, raccontando di come Giada fosse una persona solare e molto affezionata al suo bambino. Dopo i primi rilievi il fascicolo d’indagine aperto è diventato fin da subito di omicidio volontario a carico dell’ex tossico.

Secondo gli agenti, l’omicidio sarebbe avvenuto dopo l’ennesima lite tra i due, sul ponte dell’autostrada non distante dall’abitazione dove vive la coppia. L’uomo avrebbe spinto la donna giù dal cavalcavia sulla carreggiata sottostante, con una caduta di 15 metri. Dopo l’identificazione del corpo della giovane mamma, l’uomo (che era ritornato a casa aspettando la notizia del ritrovamento) aveva fornito una ricostruzione distorta delle ultime ore per depistare le indagini. Troppe incongruenze sono però riemerse durante l’interrogatorio. A quel punto l’uomo avrebbe fatto alcune ammissioni parziali.

Il compagno attualmente si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Negli ultimi 12 mesi, secondo FemminicidioItalia.info, i femminicidi in Italia sono stati 43.

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Gattino lanciato dal ponte a Lanusei: ennesima violenza contro animali

LANUSEI (NU): In Sardegna la crudeltà ingiustificata contro gli animali non si ferma. Dopo i fatti di Porto Torres, nelle prime giornate di luglio la violenza si è spostata a Lanusei, in Ogliastra. Alcuni ragazzini minorenni, identificati in seguito dai Carabinieri Forestali e denunciati per maltrattamento di animali ai sensi dell’art. 544-ter, hanno infatti lanciato un gattino di poche settimane giù da un ponte, verso uno strapiombo. Mentre uno commetteva l’azione, il resto del gruppo filmava la scena divertito. Il filmato sarebbe poi stato volontariamente fatto girare sui social network e condiviso tramite le varie app di messaggistica istantanea.

Per l’associazione LNDC Animal Protection «L’intenzione era quella di uccidere, su questo non c’è alcun dubbio, perché nessuno può pensare che un gattino possa sopravvivere a un volo di quel tipo. Le immagini sono veramente agghiaccianti e fa male pensare al terrore che quel micio deve aver provato in quegli ultimi istanti di vita». Il caso del gattino lanciato dal ponte a Lanusei è l’ennesimo atto di violenza estrema contro gli animali avvenuta in Sardegna negli ultimi mesi. Già nelle scorse settimane Lav Sardegna aveva segnalato i troppi casi di violenza nell’isola, dovuti secondo la loro ricostruzione, tra le altre cose, ad una «subcultura antropocentrica che considera gli animali alla stregua di oggetti inanimati». Sempre Lav Sardegna ammoniva infine le istituzioni regionali rammentando che queste violenze «forniscono un ritratto distorto della Sardegna, facendola apparire come una terra di trogloditi».

Gattino lanciato da un ponte a Lanusei: le dichiarazioni di Piera Rosati (LNDC Animal Protection):

LNDC Animal Protection, che aggiunge alla denuncia già fatta dall’Arma un’ulteriore contestazione ai sensi dell’art. 544-bis del codice penale (reato di uccisione di animali), rilascia le sue dichiarazioni in merito tramite la voce della presidente Piera Rosati:

L’intenzione era quella di uccidere, su questo non c’è alcun dubbio, perché nessuno può pensare che un gattino possa sopravvivere a un volo di quel tipo. Le immagini sono veramente agghiaccianti e fa male pensare al terrore che quel micio deve aver provato in quegli ultimi istanti di vita. Fa male anche pensare che tutta questa crudeltà ed efferatezza siano opera di ragazzi giovani, ancora minorenni, a cui evidentemente manca del tutto il senso di empatia e di rispetto per la vita degli altri. Come si può pensare che una cosa del genere sia divertente? Il ragazzo che ha lanciato il gatto è preoccupante, ma tutti gli altri che guardavano e ridevano non sono certo da meno. Trovare divertente una cosa del genere è inquietante e deve far riflettere in primis i loro genitori, ma anche tutta la società. Sempre più spesso capitano situazioni di questo tipo, con giovani e giovanissimi che maltrattano e uccidono animali inermi, e questo è un segnale allarmante per la società odierna e soprattutto per quella futura. Questi ragazzi saranno gli adulti di domani ed evidentemente non stanno ricevendo gli strumenti adeguati per crescere in maniera sana

Piera Rosati, 8 luglio 2024

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Spazio Schengen, Italia sospenderà i trattati dal 5 al 18 giugno

A causa dell’imminente vertice dei capi di Stato e di governo del G7 in programma in Puglia, l’Italia sospenderà temporaneamente lo spazio Schengen. La decisione di sospendere i trattati di libera circolazione nasce da una necessità di una maggiore sicurezza per l’evento in cantiere. Il Vertice dei Leader del G7 si svolgerà dal 13 al 15 giugno in Puglia.

Il Viminale ha comunicato che «come da prassi consolidata dagli Stati in occasione di eventi analoghi, le frontiere saranno temporaneamente soggette a controlli». La sospensione dello spazio Schengen ed il ripristino dei controlli inizierà ufficialmente dalle ore 14.00 di mercoledì 5 giugno 2024 per terminare alle ore 14.00 di martedì 18 giugno 2024.

Il 1° gennaio 2024 l’Italia ha assunto per la settima volta la Presidenza del G7. Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti d’America si riuniscono ciclicamente al summit del G7 . Al summit parteciperanno anche i rappresentanti dell’Unione Europea. La Presidenza italiana durerà fino al 31 dicembre 2024 e prevede un programma di riunioni tecniche ed eventi istituzionali lungo tutto il territorio nazionale.

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Prostitute davanti all’oratorio a Giugliano (NA): Genitori in rivolta

Nel borgo partenopeo nella zona nord-occidentale della città metropolitana di Napoli Giugliano in Campania, una pittoresca situazione di degrado si porta avanti da anni. In questa zona periferica infatti le prostitute di strada esercitano l’attività nella stessa via dove sorge la Parrocchia san Matteo Apostolo, luogo dove periodicamente bambini in età scolare si recano accompagnati dai genitori per le lezioni di catechismo. Già nel 2014 l’allora parroco don Luigi Pugliese aveva lanciato l’allarme, auspicando perfino l’intervento dell’esercito.

Da allora, nonostante l’apparente supporto delle istituzioni, le prostitute davanti all’oratorio non sembrano essere scomparse. Di contro, i genitori dei bambini, ormai esasperati dal degrado ed intimoriti dalla possibilità che i figli facciano brutti incontri per la strada caratterizzata dal viavai continuo ed a tutte le ore della clientela, chiedono al parroco il nullaosta per portare i propri figli a frequentare altrove le lezioni, anche a costo di ritrovasi a decine di chilometri da casa. Il parroco però ha rifiutato, temendo un completo svuotamento della sua parrocchia.

Sempre l’attuale parroco don Massimo Condidorio, ha lanciato invece un deciso appello tramite la rete regionale “Teleclubitalia”. Grazie anche ai suoi predecessori la parrocchia di san Matteo Apostolo è diventata infatti da decenni un punto di riferimento della gioventù della periferia circostante, con un campo di calcetto attrezzato e spazi di socializzazione dedicati. Il fenomeno delle prostitute davanti all’oratorio, che porta un giro losco di clientela, sembrerebbe scontrarsi in maniera incompatibile con questa realtà immacolata.

Il degrado portato dalla prostituzione non regolamentata non è il solo fattore di disagio nella zona di Giugliano. Sempre il parroco nelle settimane scorse aveva ripulito assieme a dei volontari la strada dai rifiuti gettati dagli automobilisti. Sui social invece l’instancabile sacerdote è attivamente impegnato a denunciare i roghi tossici della zona che mettono a rischio la salute dei residenti.

(in copertina immagine di repertorio Wikimedia Commons credit:Ralfdix CC BY-SA 3.0)

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Speculazione energetica 2024. Interessi in gioco ovunque

SARDEGNA: Sul tema della speculazione energetica interessi da ogni parte più o meno occulti esacerbano il dibattito.

Si parla da una parte di grandi multinazionali al quale parrebbero interessare solo i profitti milionari senza ricadute benefiche sul territorio. A fare da burattinaio poi l’invadente governo centrale, al quale interesserebbe solo adempire agli obblighi dell’agenda 2030 senza se o ma. Infine gli ambientalisti coscienti che la transizione energetica non sia un pranzo di gala che premono, nel rispetto dell’impatto ambientale, a non cambiare rotta.

In aggiunta, ad attizzare la folla gli interessi politici delle opposizioni che, come è lecito che sia, hanno il compito di accusare la presidenza regionale di subordinazione ai potenti.

Rimane il fatto che in maniera non chiara spuntano rapidamente nuovi impianti eolici e fotovoltaici e la gente comune vorrebbe chiarezza.

I motivi dell’opposizione alla “speculazione energetica”

Per i critici è sostanzialmente la parte della vicenda dove certe decisioni sono state calate dall’alto che ha provocato un meccanismo di autodifesa, non un’opposizione ottusa al progresso.

Questa opposizione nasce dall’esperienza storica, non dal negazionismo climatico o dalla retorica NIMBY. La gente di Sardegna teme di essere nuovamente spettatrice in casa propria. La modernizzazione passiva dell’industria petrolchimica ed il malaffare degli anni Sessanta in puro stile Angelo Rovelli ha lasciato cicatrici ambientali e psicologiche incalcolabili.

La “transizione” di allora, caratterizzata da un impatto ambientale devastante e ritorni economici e sociali, almeno per i sardi, ridotti al minimo1Il lavoro sporco della prima raffinazione dell’industria petrolchimica toccava alla bassa manovalanza autoctona, mentre la creazione del prodotto finito di valore aggiunto veniva effettuata altrove da parte di addetti specializzati ai quali inoltre l’azienda spendeva economicamente nella formazione continua, con ricadute sociali ben più positive, lasciò i moderni Sherdana cornuti e mazziati in casa propria una volta scoppiata la bolla.

Volendo fare altre digressioni, già in epoca più remota gli antichi romani definivano la Sardegna “Il granaio di Roma”. L’appellattivo derivava proprio dalla loro politica di sfruttamento spregiudicato della ricchezza locale in loro esclusiva funzione. I sardi perciò temono, ancora una volta, di venire sfruttati dal potente di turno e dai suoi emissari e di ritornare ad essere una colonia2Il termine “colonialismo” in relazione alla subordinazione forzata della Sardegna allo stato centrale venne utilizzato dagli intellettuali isolani nell’Ottocento già in epoca preunitaria . Nella storia sarda, sia antica che contemporanea, la prevaricazione dall’alto è stata un fenomeno ricorrente.

I motivi di una transizione così perentoria

Per la transizione energetica in Sardegna occorrerebbe una rivoluzione radicale, con un cambio di visione ed abitudini. La Sardegna ha il più alto livello di emissioni pro capite di CO₂ connesse ai consumi di energia. La maggior parte dell’energia elettrica è prodotta dal carbone, il più inquinante combustibile fossile in circolazione.

L’esigenza di uno sviluppo intensivo del settore nascerebbe quindi dal cambiamento climatico e dalla de-carbonizzazione, mai pienamente compiuta in Sardegna. Per gli attivisti climatici di trincea non esiste una soluzione facile o semplice. L’unica priorità é azzerare la produzione energetica da risorse fossili (ancora molto alta in Sardegna) per passare completamente a quelle rinnovabili. Alessandra Todde ritiene questo obiettivo possibile solo entro il 2040, data che però viene ritenuta oltre i termini prestabiliti per evitare danni climatici irreversibili.

Le associazioni per la transizione energetica, in aggiunta, segnalano che la polemica dietro la cosiddetta speculazione energetica, effettivamente reale in mancanza di un’efficace supervisione, verrebbe gonfiata da fakenews e campagne di disinformazione.3Comunicato stampa Legambiente 13.08.24 “Mare e laghi italiani non godono di ottima salute”: […] Senza dimenticare le numerose opposizioni regionali e locali che si sviluppano intorno a questi progetti (progetti sull’eolico offshore, n.d.r) supportati da fakenews e campagne denigratorie […}

Uno sviluppo così serrato del rinnovabile deriverebbe infine dal fatto che, oltre al fabbisogno elettrico attualmente consumato, si deve per il futuro calcolare tutta l’energia impiegata nel trasporto pubblico e privato, negli impianti di riscaldamento e nell’industria che oggi non è elettrica ma dovrà diventarlo.

L’obiettivo finale sarebbe rendere la Sardegna autosufficiente nel lungo termine e 100% green.

Lo sviluppo, se incontrollato, non é progresso

Dal punto di vista della qualità, a parte il devastante spettacolo delle aree suburbane, la vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi […] I sardi, a mio parere, deciderebbero meglio se fossero indipendenti all’interno di una comunità europea ma anche mediterranea

Fabrizio De André

La transizione energetica é un passo necessario e non semplice, così come transizione e speculazione non sono per forza due facce della stessa medaglia. Tuttavia la storia della Repubblica Italiana insegna che uno sviluppo convulso ed incontrollato calato dall’alto porta inevitabilmente alla speculazione e al malaffare, con danni ingenti a lungo termine e ricadute benefiche solo apparenti. Pertanto, senza una supervisione attiva da chi ha veramente a cuore l’interesse del territorio, qualsiasi sviluppo artificioso e pilotato porterà solamente a danni ed a conseguenze disastrose molto profonde.

I sardi non temono il progresso, ma di diventare ospiti a casa loro. Ad aver allertato la coscienza collettiva è stata la scarsa trasparenza ed il mancato coinvolgimento attivo delle realtà territoriali tipico dei disastrosi piani industriali su larga scala della Prima Repubblica, non la prospettiva di una nuova realtà che avanza.

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Cinghiali alla Maddalena, proteste per l’ordine di abbattimento

Il comune della Maddalena avvia, dopo il caso di aggressione da parte di un cinghiale selvatico contro un bambino, le operazioni per l’abbattimento della fauna selvatica dichiarata “particolarmente pericolosa”. Il provvedimento emanato dal primo cittadino Fabio Lai contro i cinghiali della Maddalena non scenderebbe però troppo nei particolari, e lascerebbe quindi agli operatori una certa discrezionalità nel decidere quali animali siano effettivamente pericolosi e quali no.

Dopo l’aggressione avvenuta contro un bambino di 9 anni il 18 agosto 2024, il comune ha deciso, non senza critiche, di prendere provvedimenti. Dopo una tavola rotonda con gli enti competenti il municipio sardo ha deciso, al fine di tutelare l’incolumità di locali e turisti, di attuare il pugno di ferro contro la fauna selvatica locale.

Per molte associazioni ed opinionisti esterni fra i quali Selvaggia Lucarelli (riportata anche dalla Nuova Sardegna) però il problema sarebbe alla base: nella suddetta meta turistica sarebbero infatti le cattive abitudini dei vacanzieri la causa del problema. I turisti, non rispettando l’indole degli animali, ne violerebbero continuamente gli spazi sbarcando in massa e bivaccando, arrivando a dargli perfino da mangiare e trattandoli “come cagnolini”.  

Per Piera Rosati (LNDC Animal Protection) il documento emanato dal Sindaco sarebbe un «Ennesimo inutile spargimento di sangue, con provvedimenti violenti e non risolutivi.». Per l’avvocato Michele Pezone invece «Nel provvedimento del Sindaco si fa riferimento nello specifico a cinghiali particolarmente pericolosi, per cui non si comprende quali criteri saranno stabiliti dai tiratori scelti per la mattanza i soggetti da abbattere». LNDC Animal Protection fa sapere inoltre di aver inviato una diffida al primo cittadino de La Maddalena per annullare immediatamente le operazioni di abbattimento.

Guerra ai cinghiali della Maddalena. Le dichiarazioni di LNDC Animal Protection

Come con gli orsi in Trentino anche qui, leggendo l’ordinanza del sindaco della Maddalena, saranno uccisi gli animali pericolosi, quindi quelli che secondo le Autorità sarebbero stati protagonisti dei casi di aggressione all’uomo e dell’ultimo avvenuto a Cala Corsara. Una nuova sanguinosa e sterile operazione che dimostra l’incapacità della politica di investire in soluzioni di medio e lungo periodo che siano rispettose della fauna, dell’ambiente e in generale della vita di altri esseri viventi, come l’educazione delle persone e dei turisti per una reciproca e rispettosa convivenza con gli animali che abitano semplicemente la ‘loro casa’, o difendono i propri cuccioli da azioni umane che reputano minacciose. Abbiamo letto altresì la recente ordinanza emanata dall’Ente Parco che vieta alle persone di dare da mangiare ai cinghiali: un po’ tardi, rispetto al programma di caccia in agenda tra poche ore, per attuare concretamente un’azione di comunicazione che possa essere efficace. Ci batteremo perché la cruenta operazione in programma oggi pomeriggio sia annullata e si valutino altri tipo di provvedimenti sul medio e lungo periodo per mettere al sicuro persone e animali.

Piera Rosati, 30 agosto 2024

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Nulle le cartelle di Equitalia inviate per posta

Nulle le notifiche delle cartelle esattoriali inviate da Equitalia via posta raccomandata.

Sono state giudicate nulle le notifiche delle cartelle esattoriali inviate da Equitalia via posta raccomandata e nulli anche gli effetti del mancato pagamento. I contribuenti non saranno, dunque, tenuti a pagare le notifiche ricevute via posta.

Questo è quanto stabilisce la nuova sentenza del giudice della Commissione Tributaria Provinciale di Milano. Pertano, per essere valida la notifica della cartella esattoriale, deve essere consegnata con l’ausilio dei soggetti individuati dalla legge, cioè gli Ufficiali della riscossione, gli Agenti della Polizia Municipale, i Messi Comunali e gli altri soggetti abilitati dal Concessionario nelle forme previste dalla legge. Senza considerare poi che si si prova ad arrotondare per difetto un versamento anche di pochi centesimi, il fisco, attraverso Equitalia, può richiedere decine di euro, arrivando addirittura al 5 mila per cento del dovuto.

Le cartelle di Equitalia e gli arrotondamenti per eccesso

Questo è accaduto, per esempio, a un imprenditore trentino titolare di imprese nel ramo delle costruzioni. Ha sbagliato per difetto il versamento per l’iscrizione alla camera di commercio, che viene pagata in base al fatturato dell’impresa. L’imprenditore ha sbagliato di 0,40 euro, ovvero quaranta centesimi e si è visto recapitare una cartella esattoriale da 21,97 euro, ovvero il 5 mila per cento del dovuto.

E’ l’ultimo caso questo che riguarda Equitalia, dopo anche le minacce da essa ricevuta. Si sono susseguiti, infatti, vari episodi violenti contro le sedi di Equitalia e nelle ultime settimane numerose sedi di Equitalia sono state prese di mira dagli anarchici con una serie di attentati. Il 9 e il 15 dicembre 2011, ad esempio, sono stati inviati due plichi esplosivi alle filiali di Roma. Il giorno di Santo Stefano è stata la volta della sede di Olbia. Nella notte di Capodanno infine è toccato alle agenzie di Modena e di Foggia.

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Turris Libisonis Colonia Iulia?

Porto Torres fu veramente fondata dai Romani? Turris Libisonis, unica colonia Romana presente in Sardegna, fu, stando alle fonti, fondata da Giulio Cesare che tornando vittorioso dall’Africa nell’estate del 46 a.C. fece scalo nel golfo dell’Asinara 1Plinio Historia Naturalis, III, 85.

Veduta aerea del palazzo di Re Barbaro (Foto Roberto Biosa)

La colonia sorse sulla riva ad Est del Rio Mannu, fiume che con la sua foce originariamente protetta fungeva da approdo naturale. Le fonti classiche non menzionano alcuna resistenza in loco da parte di popolazioni autoctone, ne se ci fu un interazione pacifica. Apparentemente quindi, stando a quanto riportato da Plinio, l’urbe venne edificata ex novo. Questa edificazione, come da consuetudine per l’élite romana, dava la possibilità di colonizzare nuovi territori. I veterani divenuti proprietari terrieri potevano così usufruire delle terre promesse da Roma per arricchirsi e vivere nel lusso delle loro ville.

Il territorio di Porto Torres però è ricco di evidenze archeologiche preromane inquadrate in un contesto cronologico molto vasto, dal neolitico sino alla tarda età del ferro. Già nel 1848 venivano segnalati 36 nuraghi, nel 1901 solo 16 2Fonte: Nissardi , mentre uno studio condotto da Lo Schiavo (1989) ne identificò solamente 8 3PUC Porto Torres 2014.

Il villaggio Nuragico di Biunisi con la sua cinta di mura perimetrale (Foto Roberto Biosa)

A partire dall’Editto delle Chiudende che caratterizzò un mostruoso cambiamento paesaggistico nell’isola durante l’ottocento e che, anche nelle campagne turritane contribuì alla distruzione di siti archeologici, non meno fu il contributo dato dalla costruzione della moderna zona industriale. Questa infatti, vede inglobata al suo interno tre importanti siti dell’età del Bronzo ancora inediti e poco studiati. I Nuraghi Ferrali, Minciaredda e Nieddu sono infatti circondati dalle famose cisterne chiamate “ottantamila” e attualmente non possono essere visitati, se non durante la manifestazione Monumenti Aperti come avvenuto nel 2014 per il Nuraghe Nieddu.

I pochi siti Nuragici ancora identificabili risultano per lo più complessi, anche se di difficile lettura a causa della vegetazione o della distruzione perpetrata nei secoli. Un esempio di questo sono i già menzionati nuraghi Minciaredda e Ferrali, di difficile individuazione, e poi i nuraghi Nieddu, Margone, Sant’Elena, Biunisi e Monte Aiveghe.

Quest’ultimo rappresenta un evidenza molto interessante che potrebbe contrastare il nostro titolo. Si tratta infatti di un nuraghe apparentemente semplice che in realtà cela un altra torre di difficile lettura al suo mastio centrale. Inoltre, cinquanta metri a sud del nuraghe, nella parete rocciosa della collina cosi chiamata “Monte Aiveghe” si trovano circa quattro tombe ipogeiche di difficile attribuzione cronologica che furono utilizzate in tempi moderni come porcilaie. Questo sito, anch’esso ancora non investigato si trova a circa mille metri dalla colonia di Turris. Sulla sponda est del Flumen Turritanum si può individuare con non poca difficoltà la Domus de Janas di Birali, distante circa settecento metri dalla colonia.

I resti del Nuraghe Monte Aiveghe e l’omonima collina sulla sponda Ovest del Rio Mannu
(Foto Roberto Biosa)

È chiaro come le evidenze di una frequentazione e appropriazione del territorio in contesto preromano non manchino nel territorio di Porto Torres. Ciononostante bisogna specificare che per rispondere al nostro quesito iniziale solo delle ricerche scienti che potrebbero darci qualche chiarimento se non anzi lasciarci con qualche nuova domanda. È possibile che la Turris di Turris Libisonis fosse un nuraghe ancora parzialmente conservato all’arrivo dei romani, magari il Nuraghe Monte Aiveghe? O era presente un insediamento con Nuraghe dove oggi sorge il parco archeologico che quindi diede il nome alla città?

Queste sono naturalmente solo ipotesi, che potremo rispondere attraverso delle indagini scienti che presso l’area archeologica Turritana e nei pressi della collina di Monte Aiveghe. È chiaro cosa i romani trovarono al loro arrivo, vestigia gloriose di un passato ormai perduto. Chi trovarono invece? Un posto abbandonato o gli eredi di quest’ultimo?

Bibliografia

  • Angius, V. 1834. In Casalis, G. Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di SM il Re di Sardegna, II, Torino 1833-1857.
  • Plinio Historia Naturalis, III, 85.
  • Lo Schiavo, F. 1989. L’archeologia della Nurra, in Pietracarpina, A. (a cura di), La Nurra, sintesi monogra ca, Sassari, pp. 149-163.
  • Piano Urbanistico Comunale Comune di Porto Torres, 2014. Modello interpretativo dei Beni Archeologici, relazione Storico-Culturale – Beni Archeologici

La corruzione politica e amministrativa in Italia

La corruzione sembra essere un problema cronico della società italiana. Già conosciuta e oggetto di pubblico dibattito presso i romani, la corruzione non ha mai smesso di scandire il susseguirsi delle vicende storiche del nostro paese.

La corruzione politica: gli antefatti

Ricordiamo la vendita delle indulgenze ai tempi di Papa Leone X, che generò, per ripulsa, la Riforma protestante. Passando poi in anni più recenti allo scandalo della Banca Romana, che travolse il governo Giolitti nel 1892-93 e di cui parla anche Pirandello nel romanzo I vecchi e i giovani, per arrivare, ai giorni nostri allo scandalo delle tangenti, indicato dai giornali  anche col nome di “inchiesta di Mani Pulite” o “Tangentopoli”.

Uno scandalo che ha decimato la classe dirigente della Prima Repubblica

Negli anni novanta, dopo Tangentopoli, la corruzione ha coinvolto imprenditori e uomini politici ed ha decimato la classe dirigente della cosiddetta Prima Repubblica. Dopo Tangentopoli, la percezione di tanti è che in realtà la corruzione sia in Italia ancora molto diffusa.

Quando si parla di corruzione si fa riferimento, in realtà, a due reati specifici:

  • La corruzione propriamente detta: quando si offre denaro ad un pubblico funzionario per riceverne dei vantaggi;
  • La concussione: quando è il pubblico ufficiale a richiedere una ricompensa in cambio di favori da elargire.

Perché, allora, nonostante le condanne talvolta severe e i tragici prezzi umani pagati da alcuni inquisiti, la corruzione continua a prosperare nel nostro paese? Gli studiosi, sociologi, magistrati, economisti, ne hanno abbozzato, in questi anni, i motivi.

Molti hanno convenuto che l’Italia non sia ancora una democrazia forte e compiuta, con un mercato concorrenziale ben funzionante.

Le procedure della pubblica amministrazione sono farraginose. Il modo di organizzare gli uffici eccessivamente burocratico e superato. Si lavora ancora sulla correttezza formale degli adempimenti e non sui risultati.

L’interpretazione di norme, leggi e regolamenti intricatissimi lascia ampia discrezionalità al singolo funzionario e crea gli spiragli favorevoli per l’infiltrarsi della corruzione.

Nella corruzione ci sono anche dei motivi culturali

Lo Stato è spesso percepito, in vaste aree del paese e forse a causa dello storico susseguirsi di dominazioni straniere, come qualcosa di estraneo, di antagonista.

L’arricchimento è considerato dagli italiani come il principale segno di distinzione e di superiorità sociale. L’aristocrazia del denaro è l’unica gerarchia riconosciuta. I soldi facili costituiscono una tentazione cui, ai più, è difficile resistere. Anche il potere lo si acquisisce col denaro, più che con la competenza.

Il tornaconto personale, l’appartenenza a una famiglia, un clan o una corporazione professionale hanno sempre la meglio nel Belpaese, con ricadute sul rispetto per il bene comune e l’interesse collettivo.

Uno studioso anglosassone ha stigmatizzato questa insufficienza etica degli italiani, definendola “familismo amorale” (Edward C. Banfield, Le basi morali di una società arretrata, ed Il Mulino)

Forse persino la nostra appartenenza alla religione cattolica, al contrario di quanto avviene nell’ambito della religione protestante o addirittura calvinista, ci abitua ad essere indulgenti verso le nostre debolezze e i nostri peccati, e ci invita all’assoluzione invece che alla condanna e all’espiazione.

La corruzione e il civismo

Valori di civismo molto diffusi in democrazie molto più mature della nostra, trovano da noi un’adesione soltanto formale, di facciata. La vita pubblica italiana scorre da sempre sul doppio binario morale dei vizi privati e delle pubbliche virtù, del predicare bene e razzolare male.

La corruzione, intanto, non soltanto crea ingiustizia, ma danneggia pesantemente anche la vita economica della penisola. Quando i giochi sono truccati, a vincere sono i più furbi, non i più bravi.

Se l’azienda che vince un appalto pubblico, per esempio, costruisce opere malfatte, inutili, a costi altissimi, il danno che ne deriva alla collettività è immenso.

“Ungere le ruote” diventa la prassi abituale se l’appartenenza a un clan fa premio sul merito. Nelle scuole, negli uffici, negli ospedali, nelle aziende, nella vita economica in genere di un paese corrotto, vinceranno i mediocri, mentre i più competenti rischieranno di essere esclusi.

La corruzione si può battere

Anzi, si deve battere, se si vogliono vincere le sfide della globalizzazione. Riformando la giustizia, rendendola più celere, riducendo il numero delle leggi, ma aumentando la loro efficacia, migliorando la trasparenza degli atti della pubblica amministrazione e sfoltendo nello stesso tempo il numero di funzionari, remunerandoli meglio e rendendo più efficiente il loro lavoro.

Inoltre è necessario creare le condizioni per una maggiore collaborazione fra gli stati nel perseguire gli illeciti.

Ed infine, soprattutto, bisogna che gli italiani riacquistino i valori di responsabilità e di rispetto verso le regole, nella consapevolezza che l’interesse generale così conseguito è, in ultima analisi, l’autentico vero interesse di tutti noi cittadini e consumatori.

Note

Bibliografia

  • Davigo, P., La giubba del re. Intervista sulla corruzione, Bari, Laterza, 2004
  • Davigo, P., Mannozzi, G., La corruzione in Italia. Percezione sociale e controllo penale, Bari, Laterza, 2007
  • Di Pietro, A., Intervista su tangentopoli, Bari, Laterza, 2000
  • Galante Garrone, A., L’Italia corrotta (1895-1996). Cento anni di malcostume politico, Roma, Editori Riuniti, 1996

Vivere in Sardegna: perché può essere un’idea interessante?

Vivere stabilmente in Sardegna può essere davvero un’idea splendida. Una soluzione che ha già intrigato moltissime persone e che, con ogni probabilità, è destinata ad avere un seguito ancor più importante nel prossimo futuro.

Se ci si chiede per quale motivo vivere in Sardegna possa essere una scelta interessante, non si può non citare immediatamente la qualità della vita che questa regione può offrire. Non è un caso, d’altronde, se la scelta di vivere stabilmente in Sardegna riguardi soprattutto coppie e persone non più giovanissime, le quali desiderano trascorrere la vecchiaia all’insegna della serenità e del benessere.

Ma come fare, dunque, a vivere in Sardegna?

L’idea di stabilirsi presso l’isola sarda riguarda per buone percentuali persone pensionate, le quali dunque non devono più preoccuparsi di guadagnarsi da vivere e possono concentrarsi sul desiderio di vivere una vecchiaia piacevole, priva di pensieri.

Allo stesso tempo, tra le persone che scelgono di vivere in Sardegna vi sono delle famiglie benestanti. Si tratta prevalentemente di importanti capitalisti anche stranieri, oppure imprenditori che non hanno impedimenti lavorativi da disbrigare personalmente.

Tra chi sceglie di vivere in Sardegna, tuttavia, vi sono anche dei giovani di ceto medio, che hanno quindi la necessità, come tutti, di trovare un lavoro.

Lavorare sull’isola

Le professioni connesse con il turismo sono numerosissime. Di conseguenza l’isola sarda riesce ad offrire ogni estate numerosissimi posti di lavoro. Il turismo sardo però, come noto, è prevalentemente stagionale. Di conseguenza riuscire a vivere con il solo lavoro estivo può obiettivamente non essere semplice.

Non bisogna dimenticare tuttavia che la Sardegna accoglie in diverse sue zone un turismo lussuoso ed elitario, attorno a quale orbita un business milionario. Di conseguenza alcune figure professionali, soprattutto di tipo manageriale, possono certamente assicurarsi tramite il solo lavoro estivo degli stipendi in grado di rivelarsi ampiamente sufficienti per tutto l’anno.

Il costo della vita

Potrebbe sembrare paradossale, eppure la Sardegna è molto apprezzata anche per il suo costo della vita, davvero molto basso. Sebbene come già detto alcune zone siano una meta assolutamente VIP e prevedano un costo della vita molto elevato, altri versanti dell’isola si rivelano pressoché opposti in tal senso.

Paragonando il costo della vita di molte zone della Sardegna a quello di numerose città italiane, soprattutto dei centri più importanti quali Roma e Milano, la differenza risulta davvero fortissima, soprattutto per chi ha la necessità di affittare un appartamento.

I collegamenti da e verso l’isola

La scelta di vivere in Sardegna è ottimale anche per quanto riguarda gli ottimi collegamenti che contraddistinguono quest’isola. Credere che la Sardegna sia mal collegata con l’Italia e con l’estero, infatti, sarebbe un errore.

I porti italiani da cui partono regolarmente numerosissimi traghetti per la Sardegna sono numerosi e riguardano ogni zona d’Italia: Genova, Livorno, Piombino, Napoli, Civitavecchia, Palermo.  

Anche per quanto riguarda l’estero la Sardegna è una regione molto ben collegata. Basti citare a tal riguardo porti quali quello spagnolo di Barcellona, quello francese di Marsiglia, e quelli, vicinissimi, situati in Corsica.

Sebbene infine il traghetto sia la soluzione più scelta da chi intende raggiungere la Sardegna, anche per il fatto che consente di poter trasferire sull’isola il proprio veicolo, non bisogna peraltro dimenticare numerose opportunità per quanto concerne i collegamenti aerei, soprattutto nei mesi estivi.

Vivere in Sardegna: conclusioni

Insomma, la Sardegna non è solo turismo, ma può essere anche una scelta di vita molto interessante, perfetta per chi pone la qualità della vita al primo posto tra le proprie priorità. Un’isola che può garantire un relax ed una distensione fisica e mentale senza precedenti.

La Sardegna infatti è la regione ideale per chi desidera costruirsi una vita ben distante rispetto al caos cittadino ed ai più tipici paesaggi urbani.

Note

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