Ven. Apr 4th, 2025

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Riunificazione delle Forze Armate libiche: La situazione al 2023

ROMA: Il 22 marzo 2023 il Capo di Stato Maggiore della Difesa Giuseppe Cavo Dragone ed il suo omologo del Governo di Unità Nazionale Libico Muhammad Al-Haddad hanno firmato un accordo che affida all’Italia il compito di addestrare le forze speciali libiche.

Questo è un passo avanti sia per la pacificazione del paese in crisi dal 2011 sia per la stabilizzazione geopolitica dell’area, che inizierebbe a perdere influenza dal Cremlino.

Per le fonti italiane questo è un passo in avanti che implica una rimodulazione della presenza militare italiana nel Paese africano 

Con questo nuovo accordo infatti la Missione italiana in Libia (MIASIT), concentrata attualmente su un supporto meramente sanitario nelle zone di Misurata, adesso può assumere una nuova veste in grado di tutelare anche gli interessi politici e militari di Roma nella sua ex colonia ed iniziare un operazione di stabilizzazione su una scala più ampia.

Per Roma infatti è di fondamentale importanza sostenere progetti di stampo militare considerati indispensabili per sbloccare la situazione difficile che il paese soffre da anni.

Un esempio concreto di questi progetti prevede la costituzione di battaglioni unitari tripolino-cirenaici da poter inviare in missione in luoghi come Fezzan, la provincia meridionale della Libia sede di importanti stabilimenti petroliferi e minerari ed attualmente diventata passaggio obbligato per traffici illegali di ogni tipo.

Province Libia

La ricostituzione unitaria delle Forze Armate è alla base della stabilizzazione della Libia

Alcuni analisti sostengono che la scelta italiana di addestrare le forze speciali del Governo di Tripoli sia una mossa che non consente la distensione dei rapporti tra la stessa Tripoli e Tobruk.

Secondo altre fonti invece l’accordo Cavo Dragone-Haddad si inserisce proprio nel solco della nuova politica militare “unitaria” mirata alla costruzione di un esercito unico chiesta a gran voce da Washington e sostenuta anche dai più disparati partner impegnati nel processo di stabilizzazione del paese.

Con questo accordo l’unificazione delle Forze Armate libiche, seppur molto lontana, non è più una chimera

Il progetto, venuto fuori lo scorso 2 marzo a ridosso della African Chiefs of Defense Conference, è sostenuto con entusiasmo dagli Stati Uniti. L’augurio di Washington è abbastanza palese: allentare i rapporti, finora molto stretti, tra l’LNA di Haftar e la Russia di Putin.

Mosca infatti, attraverso la presenza radicata del Gruppo Wagner in Cirenaica, ha rafforzato la cooperazione militare con il gruppo che fa riferimento al Maresciallo Khalifa Haftar. Lo scopo ultimo russo sarebbe quello di rafforzare la propria presenza all’interno del Mediterraneo.

Il processo di riunificazione delle Forze Armate libiche, allo stato attuale ancora embrionale, è una delle chiavi di volta per impedire alla Russia di espandere la propria presenza nel paese africano ed è sostenuto da Roma, Ankara, Londra, Parigi e Washington.

Tutte queste potenze, schierate su fronti diversi nella crisi libica, concordano all’unanimità su un punto fondamentale: evitare il radicamento dell’influenza russa in Libia e ricostituire lo Stato libico per avviare la stabilizzazione della fascia regionale che va dal Sahel alla costa mediterranea dell’Africa.

La riunificazione delle Forze Armate libiche risponderebbe quindi ad una doppia esigenza: allentare la presa del Cremlino in Libia ed accelerare il passo per la stabilizzazione del Paese.

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Relazioni Serbia/Kosovo: La situazione oggi

OCRIDA: In Macedonia del Nord il Primo Ministro Albin Kurti (Kosovo) e il Presidente Aleksandar Vučić (Serbia) hanno approvato sotto l’egida UE l’Allegato di implementazione del Piano UE per la normalizzazione delle relazioni serbo-kosovare.

Un eventuale successo del processo di normalizzazione delle relazioni bilaterali fra i due paesi contribuirebbe in modo molto rilevante alla stabilità dei Balcani occidentali, collocando inoltre i progressi compiuti nella prospettiva di un avvicinamento all’Unione Europea delle due parti in causa.

L’incontro di Bruxelles del 27 febbraio 2023

Già a febbraio Francia e Germania predisposero una bozza di accordo di 11 punti da sottoporre a Belgrado e Priština diventata nota come “Piano UE”.

Nel vertice di Bruxelles del 27 febbraio 2023, in seguito a un’azione incisiva da parte di Europa e Stati Uniti volta a persuadere Aleksandar Vučić e Albin Kurti, i due leader accettarono il piano iniziando così le trattative.

Le disposizioni del documento proposto dall’UE, pur non arrivando a contemplare un riconoscimento ufficiale dell’indipendenza kosovara da parte della Serbia, chiamavano le due parti a normalizzare le relazioni e a condurre queste ultime nel rispetto delle norme della Carta ONU.

Questo primo incontro portò alla luce due punti critici:

  • La concessione da parte del Kosovo di un certo grado di autogoverno alla minoranza serba e la conseguente creazione della cosiddetta “Associazione delle Municipalità” dei comuni a maggioranza serba;
  • La non opposizione da parte di Belgrado all’ingresso del Kosovo nelle organizzazioni internazionali.

A causa di queste criticità non risolte al termine delle trattative i due leader non apposero la loro firma sul documento.

L’incontro di Ocrida del 19 marzo 2023

A seguito delle trattative di febbraio é stato organizzato un secondo incontro ad Ocrida per discutere circa le modalità di attuazione del piano. Vučić e Kurti hanno partecipato al meeting sotto l’egida all’Alto Rappresentante Josep Borrell.

Al termine dell’incontro, durato dodici ore, lo stesso Borrell ha annunciato l’arrivo di un’intesa fra le due parti. Ancora una volta però il documento non é stato firmato.

I punti principali dell’intesa:

  • Il Kosovo si impegna ad avviare immediatamente dei negoziati per conferire alla comunità serba un adeguato livello di autogoverno;
  • Le parti accettano di stabilire un comitato congiunto di monitoraggio, presieduto dall’UE, incaricato di assicurare l’implementazione di tutti i punti in esame;
  • L’UE si impegna a organizzare entro 150 giorni una conferenza dei donatori per mettere a punto un pacchetto di investimenti e di supporto finanziario per Kosovo e Serbia.

Intesa Serbia-Kosovo: le reazioni internazionali

Unione Europea

Nonostante non sia stata apposta nessuna firma lo stesso Josep Borrell ha garantito il carattere vincolante dell’intesa raggiunta. Secondo il rappresentante speciale UE Miroslav Lajčak, il carattere vincolante scaturirebbe tanto dall’annuncio fatto da Borrell in persona al termine dell’incontro, quanto dalla sua inclusione nell’ambito del processo di avvicinamento all’Unione Europea dei due Paesi.

Italia

Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affermato che l’accordo di Ocrida offre un’opportunità eccezionale per proseguire lungo la strada della normalizzazione dei rapporti Belgrado-Priština, auspicando la messa a punto in tempi rapidi dell’Associazione delle municipalità.

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Job Day Sardegna, concluso il tour a Cagliari

CAGLIARI: La Regione Sardegna annuncia la conclusione a Cagliari del tour dei Job Day 2024.

La Fiera della Sardegna, inaugurata a Sassari l’8 febbraio e terminata a Cagliari il 27 marzo 2024, è stata soprattutto nella sua data conclusiva teatro di incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro.

L’iniziativa nasce per contribuire a sanare il problema del lavoro nell’isola: secondo la Regione infatti, il tasso di disoccupazione in Sardegna del primo trimestre 2023 era del 12,2%, in lieve discesa rispetto all’anno prima.

Cagliari Job Day 2024: i dati in breve

«32 mila candidature, 8.100 colloqui programmati, 350 imprese partecipanti, 1.200 annunci pubblicati per 7.000 posizioni di lavoro. Questi i numeri di Cagliari che testimoniamo la concretezza di questi eventi», ha affermato Maika Aversano, direttrice generale dell’Aspal.

Nell’ultima tappa sono stati presenti in Fiera sia tanti giovani delle scuole superiori di Cagliari che dei diversi comuni del vasto ambito territoriale.

I partecipanti hanno potuto avere informazioni sulle offerte della pubblica amministrazione e sui percorsi formativi, passando da quelli accademici delle Università di Cagliari e Sassari, alla formazione più breve e mirata degli ITS, finendo a quella delle Agenzie formative.

In città sono stati 10 i centri per l’impiego protagonisti della due giorni che hanno svolto una preziosa attività di lavoro, informazione e consulenza: Senorbì, Sanluri, Iglesias, Carbonia, Assemini, San Gavino Monreale, Isili, Muravera, Quartu Sant’Elena e Cagliari.

Il sud Sardegna è un territorio ampio e caratterizzato da diverse specificità. Si passa dalla realtà tipicamente urbana, turistica e commerciale di Cagliari e Quartu, a quella agricola del Medio Campidano, al turismo legato all’archeologia mineraria di Carbonia e Iglesias, al distretto industriale di Assemini, alle quali si aggiungono infine le professioni emergenti degli ultimi anni collegate all’economia digitale ed all’economia sostenibile.

Nella giornata conclusiva si sono tenuti seminari e laboratori per la ricerca di lavoro. A ravvivare l’evento ci hanno pensato i convegni Eures, finalizzati per la ricerca di opportunità lavorative all’estero, OrientaMenti, sugli indirizzamenti post diploma, Aspal4Future – Il viaggio nel mondo dell’innovazione e Direzione Cambiamento, con le testimonianze di chi ha fatto della sua passione il suo lavoro.

Durante la giornata ha colpito la prestazione di Andrea Muzii, campione mondiale di memoria, che ha affascinato i ragazzi con la sua tecnica mnemonica appresa quando era uno studente e che ora è diventata il suo strumento di lavoro.

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Somalia, nuovo ban per le armi pesanti nella capitale

MOGADISCIO: Dopo i recenti successi nella guerra di liberazione da Al-Shabaab avvenuti in tutto il territorio somalo, una nuova legge è arrivata per rendere Mogadiscio più sicura e tranquilla: Verranno infatti proibiti mezzi da guerra ed armi pesanti in tutto il territorio municipale ad eccezione del personale autorizzato.

Secondo gli esperti non c’è mai stata una misura di sicurezza simile dai tempi di Siad Barre.



Cosa dice il nuovo ban per le armi

La decisione nasce per prevenire che i terroristi di Al-Shabaab, camuffati da militari regolari, possano arrecare danno alla città ed i suoi cittadini. Dopo le numerose sconfitte che quest’ultima ha patito negli ultimi mesi si teme infatti qualche forma di rappresaglia contro la capitale e la popolazione.

Il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud ha spiegato il motivo del ban dicendo «Quando qualcuno vede un veicolo pesantemente armato e pieno di soldati sfrecciare per le vie principali di Mogadiscio, nessuno è d’accordo nel dire che questa città sia sicura. Girare con armi pesanti nella capitale non è più consentito».

Gli unici mezzi armati a poter circolare d’ora in poi saranno solo quelli autorizzati presso specifici checkpoint, dove verranno ispezionati e verrà inoltre verificata l’identità del personale di bordo.

Il ban include anche l’importazione da parte dei commercianti di qualsiasi tipo di equipaggiamento militare, incluse divise e capi di abbigliamento in generale.

Secondo gli esperti questa notizia dimostra i passi avanti eseguiti dal paese verso una situazione di pace e stabilità, mai avvenuta in maniera così concreta dai tempi del crollo del regime di Siad Barre nel 1991.

Secondo Mohamed Farah Aliyow, «Dal crollo del regime (quello di Siad Barre n.d.r.) in poi non c’è stato nessun piano di sicurezza credibile ed efficace che abbia aiutato la stabilità della città. Ora invece, il ban delle armi dalle strade è un buon passo avanti».

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Allarme siccità in Somalia: Il Governo risponde

MOGADISCIO: Il 2 Aprile 2023 il governo federale somalo (FGS) e l’organizzazione internazionale delle migrazioni (IOM) hanno firmato un nuovo accordo. Questa nuova intesa stanzierà ulteriori 45 milioni di dollari in supporto ai rifugiati in fuga dai territori colpiti dalla grave siccità degli ultimi mesi.

Cosa succede in Somalia

La Somalia, terra da decenni dilaniata da povertà e guerra, è stata recentemente colpita da una nuova piaga: La siccità.

Questa gravissima siccità, secondo i testimoni locali senza nessun precedente, ha colpito il 90% dei distretti del paese ed ha già ucciso circa 43 mila persone e costretto alla fuga 3,8 milioni di persone. Data la gravità della situazione le cifre sono tristemente destinate a salire.

Per chi fugge dalle terre colpite non esiste la possibilità di tornare a casa: Le già scarse riserve idriche sono esaurite, la terra è diventata incoltivabile e la conseguente moria degli animali da allevamento ha definitivamente distrutto ogni forma di sostentamento.

Attualmente gli sfollati in fuga provenienti dall’entroterra si dirigono verso i principali centri più ricchi della Somalia (Mogadiscio, Baidoa e Garowe), dove il governo ha allestito dei campi profughi.

Siccità in Somalia: Il nuovo accordo fra Governo e IOM

Questo accordo, che come già detto stanzierà 40 milioni di dollari (in aggiunta ai 20 milioni già stanziati dalla Banca Mondiale), ha come scopo il potenziamento del sistema di soccorso governativo attualmente dispiegato.

La IOM fornirà in primo luogo a nome del governo somalo rifornimenti sanitari ed alimentari ai profughi. Nelle città dove sono stati allestiti i campi profughi (Mogadiscio, Baidoa e Garowe) verranno inoltre forniti alloggi, assistenza finanziaria e servizi igienici di prima necessità.

Dopo la firma dell’accordo il Ministro Ismail Abdirahman Sheikh Bashir ha ringraziato la IOM per il supporto fornito, non mancando di elogiare anche la Banca Mondiale per lo stesso motivo.

Ha dichiarato inoltre che i finanziamenti ricevuti dimostrano la ritrovata fiducia internazionale nei confronti del governo somalo, considerato ormai capace sia di gestire da sé calamità su larga scala sia di sviluppare e realizzare progetti a lungo termine.

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Sassari, indagato per mafia il Rettore Mariotti

«non capisco di che cosa mi si possa accusare, di avere organizzato spuntini?». Dichiarava così Gavino Mariotti, all’epoca non ancora indagato, a settembre 2023 in risposta alle domande di chiarimento sulla sua vicinanza personale nei confronti di membri di spicco della criminalità organizzata locale.

Tuttavia, in questi ultimi giorni si è estesa anche a suo carico l’indagine nata dall’inchiesta «Monte Nuovo». In totale sarebbero 34 le persone raggiunte dalle accuse, sospettate principalmente di alimentare gli interessi della criminalità organizzata e di usare la loro posizione di potere per esercitare e pretendere favori di ogni genere.

In questo contesto Gavino Mariotti, classe 1965, attuale Rettore dell’Università di Sassari e candidato sindaco per il centrodestra nelle imminenti elezioni comunali, è stato infine raggiunto dalle contestazioni riguardanti i reati di associazione mafiosa e di associazione segreta.

Secondo le indiscrezioni, Mariotti è indicato dalla DDA (Direzione distrettuale antimafia) tra i promotori di un presunto sodalizio criminale che avrebbe, tra l’altro, favorito l’elezione dello stesso alla carica di Rettore.

Tra gli indagati ci sono anche esponenti della criminalità barbaricina ai quali, secondo la DDA, spettava il compito di garantire, con azioni violente e coercitive, il rispetto delle decisioni prese dagli associati.

La replica del Rettore

Mariotti, in lacrime durante la conferenza stampa, ha respinto le accuse e ha annunciato che, grazie anche al supporto della Direzione nazionale del suo partito, non ritirerà la sua candidatura a Sindaco. Sempre in conferenza stampa ha affermato molto turbato «Non me lo aspettavo per niente. In ogni caso ho totale fiducia nella magistratura» riaffermando poi ai microfoni di RAI Sardegna «sono assolutamente certo del mio operato come persona onesta, trasparente e sempre nella legalità».

La rete degli indagati accusati di aver creato un’associazione specializzata nel traffico e nello spaccio di droga, riportata per intero da sardegnalive.net, con la chiusura dell’indagine «Monte Nuovo» si è tradotta nei nomi di Nicolò Cossu, Tomaso Cocco, Tonino Crissantu, Mario Antonio Floris, Paolo Sale, Antonio Fadda, Antonio Marteddu, Tomas Littarru, Giuseppe Paolo Frongia, Anna Gioi, Raffaele Gioi , Salvatore Gioi, Marco Lai, Battista Mele ed Antonio Michele Pinna.

I presunti favori del Rettore Mariotti

Al di là degli innocui spuntini con Nicolò Cossu e Tonino Crissantu, le indagini hanno riportato nel dettaglio alcuni presunti favori dati e ricevuti dal Dott. Mariotti, tutti esplicitamente negati dal diretto interessato.

Nel 2020, ad esempio, sarebbe stato lo stesso Mariotti, all’epoca professore ordinario, a chiedere a Tonino Crissantu di contattare un docente universitario affinché gli garantisse il suo appoggio per l’elezione.

Ottenuta la carica Gavino Mariotti, sfruttandone il prestigio e l’influenza, avrebbe dispensato i più svariati ed inimmaginabili favori agli attuali indagati per mafia.

Situazione surreale ed emblematica è stata ad esempio quando Tonino Crissantu avrebbe avuto necessità di partecipare a una festa di laurea, pur non potendo per motivi di lavoro. Crissantu infatti, dipendente della biblioteca di Nuoro, non aveva il giorno libero nelle date desiderate. Per risolvere il problema chiese allora al Magnifico Rettore di intervenire sul commissario liquidatore del Consorzio universitario nuorese (responsabile del personale della biblioteca) per convincerlo ad imporre un giorno di chiusura forzata del servizio pubblico. Dopo la chiamata fu così che, provvidenzialmente, la Biblioteca chiuse nelle date a lui più comode e la partecipazione alla festa di laurea tanto desiderata fu quindi garantita.

(in copertina immagine di repertorio Nuova Isola)

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Porto Torres, borgata di Ponte romano fra monumenti e degrado

PORTO TORRES: Una delle borgate spesso dimenticate. Si tratta dell’antica borgata sulla sponda occidentale del ponte romano, adiacente alla foce del Riu Mannu ed a due passi dalla spiaggia della Marinella. Essa, che in epoca romana è testimoniato fosse una necropoli ipogeica, allo stato attuale è una delle aree più degradate di tutta la città.

Simbolo de facto della zona sono le due fornaci in trachite. Esse sono in bella mostra di sé sull’altopiano occcupato dai ruderi di quella che fu una delle principali industrie cittadine del Novecento. L’ex-Ferromin SA infatti scelse quest’area come sede del suo complesso industriale, che all’epoca fu appunto una delle maggiori industrie di Porto Torres fino agli anni sessanta. Nella stessa zona, dal 1873, è installata la Batteria antinave di Ponte Romano, sistema difensivo nato per proteggere il porto di Porto Torres da eventuali aggressioni. Altro elemento imprescindibile della zona è ovviamente il ponte romano, protagonista dei recenti restauri.

Per chi si avventurasse oggi nella borgata di ponte romano però lo accoglierebbero rifiuti, strade dissestate, erbacce e baracche fatiscenti piene di Eternit. A causa di ciò risulta evidente che siano rimaste inascoltate le numerose lamentele che nel corso degli anni i residenti hanno presentato per chiedere maggiore decoro per una zona così importante.

Una baracca fatiscente nella borgata di Ponte romano di Porto Torres
Borgata di Ponte romano. Una delle baracche fatiscenti con Eternit (foto Pitzoi Arcadu)

Ad ulteriore testimonianza della rilevanza storica della zona della borgata di ponte romano è il piano urbanistico comunale della città. Esso infatti dichiara quel fazzoletto di terra importante per la sua funzione di “connessione urbana”. Secondo la documentazione «rappresenta la cerniera ambientale tra la città romana, la città storica, la città moderna, la città industriale e la città portuale». Amministrativamente parlando questa cerniera di terra risulta comunque di competenza del Consorzio industriale Provinciale (come attestato da recenti verifiche).

Negli ultimi decenni però quest’ultimo non sembra essere stato in grado di fare i necessari interventi per lo sviluppo della zona, con conseguenze negative ben evidenti.

Eppure la storia ci insegna come questo trattamento così indegno rivolto a questa zona sia del tutto inappropriato. Le vicende storiche della città evidenziano infatti l’esistenza fin dall’antichità di strette relazioni tra gli abitanti, le loro attività ed il fiume. Il primo porto della città fu infatti un porto fluviale situato quasi sicuramente in quelle zone sulla sponta orientale.

Per restituire decoro alla città e riconnetterla in maniera armonica col suo passato risulterebbe quindi cruciale avviare al più presto tutte le attività necessarie per riqualificare l’intera area, da troppo tempo lasciata in disparte.

(in copertina immagine di repertorio Nuova Isola)

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Sassari, Cavalcata sarda rinviata al 4 giugno

SASSARI: Data l’altissima probabilità di precipitazioni per sabato e domenica, confermata anche oggi dai bollettini meteorologici nazionali e regionali, l’Amministrazione comunale ha deciso di rinviare al fine settimana del 3 e 4 giugno la Cavalcata sarda e i suoi eventi collegati.

«Abbiamo sperato fino a stamattina che le previsioni potessero migliorare prima di prendere una decisione così importante – spiega il sindaco Nanni Campus -. Purtroppo però oggi è stato segnato un ulteriore peggioramento. 

La Cavalcata sarda non è una manifestazione legata allo scioglimento di un voto religioso che deve tenersi necessariamente in una data, ma l’appuntamento della penultima domenica di maggio è semplicemente una consuetudine.

Nel fare questa scelta abbiamo preso in considerazione diversi aspetti e sentito il direttore artistico, Giuliano Marongiu, per valutare la fattibilità dell’idea. 

Abbiamo anche pensato che fermare l’organizzazione oggi e indicare da subito una nuova data permette di limitare i danni economici che subirebbero esercenti, ristoratori, e tutte le altre attività interessate, compresi i venditori ambulanti. Anche “rinchiudere” il concerto-evento in un teatro limiterebbe la partecipazione, mentre noi vogliamo che sia una festa di tutti, così come i canti e i balli che per definizione si tengono in piazza».

Concerto-evento, Cavalcata sarda, pariglie e canti e balli rinviati dunque a sabato 3 e domenica 4 giugno 2023

«Il settore Cultura, il direttore artistico e il Gabinetto del sindaco sono già al lavoro per riorganizzare tutto, affiancati da tutti i settori del Comune. In particolare, Giuliano Marongiu sta già contattando i gruppi per verificare la disponibilità in quelle date ed eventualmente, se necessario, si attingerà all’elenco delle numerose richieste arrivate nei mesi scorsi».

Prosegue il sindaco Campus. «Ringrazio tutti i dipendenti che, nonostante la pesante mole di lavoro, si sono immediatamente messi all’opera, con forte senso di appartenenza e del bene comune, affrontando una situazione completamente nuova».

«Abbiamo deciso di spostarla e non cancellarla perché il ritorno economico e di immagine per la città è molto elevato. Già l’anno scorso la Cavalcata è stata spostata a settembre a causa del Covid. Ed è stata un successo. Siamo fiduciosi e ci prendiamo questa responsabilità anche questo anno: la pioggia non cancellerà la Festa della Bellezza, la rinvierà soltanto e Sassari avrà la sua due giorni di grandi eventi» conclude il sindaco.

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Note

  • FONTE & APPROFONDIMENTI: Articolo ufficio stampa comune di Sassari
  • Foto copertina ©Comune di Sassari

Inquinamento a Porto Torres: tornano le macchie oleose in mare

PORTO TORRES: In procinto della stagione estiva e dopo la buona notizia riguardante il termine dell’interdizione alla balneazione della spiaggia di Fiume Santo, a Porto Torres torna l’incubo dell’inquinamento delle acque. Attualmente sono ancora sconosciute le cause del problema.

Una lunga scia di schiuma ed acqua torbida accompagnata da un pessimo odore è apparsa nei pressi della spiaggia della Marinella, vasta area sabbiosa nei pressi della foce del Riu Mannu. Spiaggia un tempo molto frequentata, da decenni risulta completamente abbandonata a causa dell‘inquinamento dovuto alla vicina area industriale. Sempre nel sito della Marinella l’associazione «Tuteliamo il Golfo dell’Asinara» ha segnalato discariche abusive di inerti edili e rifiuti ingombranti, identificando anche la presenza di manufatti in Eternit.

L’inquinamento industriale di Porto Torres

L’inquinamento industriale di Porto Torres è un problema ricorrente nato dall’istituzione del petrolchimico nel 1963. Questo fenomeno danneggia gravemente la salute dei cittadini e paralizza tutte le attività commerciali legate all’allevamento, all’industria ittica ed al turismo. Dopo il grave incidente del 2011, che ha comportato lo sversamento in mare di decine di metri cubi di olio combustibile, l’Associazione Tuteliamo il Golfo dell’Asinara si occupa di monitorare attivamente la situazione ambientale.

Poco distante dalla Marinella inoltre è ubicata la piccola spiaggia della Minciaredda, conosciuta per la sua discarica abusiva con relativo disastro ambientale. L’area in questione, dislocata su oltre 35 ettari di proprietà del Ex-Syndial, viene chiamata la «Collina dei veleni». Nell’agosto del 2003 il movimento indipendentista Irs, con un plateale blitz all’interno della zona fino a quel momento interdetta ad occhi indiscreti, portò all’attenzione dell’opinione pubblica l’entità del danno ambientale. Solo però nel 2015 i militari del Nucleo operativo ecologico provinciale hanno messo i sigilli su tutta la zona.

Ulteriormente, secondo gli atti prodotti dall’avvocatura di Stato nel corso della decennale causa legale, si evidenzia che “le analisi chimiche, eseguite nei campioni di terreno prelevati dal suolo della discarica di Minciaredda fino alla profondità di massimo 20 metri, rilevano la presenza di idrocarburi leggeri e pesanti”.

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Porto Torres, omicidio Sedda: dopo due anni indagini ferme

PORTO TORRES: Da poco è scattato il secondo anniversario dello sconvolgente omicidio di Mario Sedda. A due anni dall’accaduto, nonostante il coinvolgimento dei RIS di Cagliari nel 2021, il caso resta aperto.

I fatti e l’omicidio

Mario Sedda era un cittadino portotorrese di 39 anni. Il primo aprile 2021 fu trovato esanime e coperto da sterpaglie da un passante sul ciglio della strada all’ingresso della città.

Alle prime analisi degli inquirenti dapprima si escluse l’omicidio stradale ed infine si pensò ad un malore improvviso dell’uomo mentre percorreva la strada per tornare alla sua abitazione in periferia.

Solo dopo l’autopsia si scoprì un fatto inquietante, ovvero una lama di ceramica spezzata conficcata sotto il mento.

La scoperta non lasciò dubbi: era stato un omicidio.

Omicidio Sedda: Le indagini

Dalle analisi della lama si appurò che l’arma era un comune coltello da cucina in ceramica facilmente reperibile nei maggiori supermercati. Dalla veemenza dei colpi inferti si pensò ad una lite violenta degenerata in omicidio.

Una volta ottenute tutte le informazioni possibili dall’arma del delitto gli inquirenti passarono ad indagare sulle frequentazioni dell’uomo. Ad attirare i sospetti fu un disoccupato di 60 anni con precedenti penali di poco conto che venne iscritto al registro degli indagati.

Il sessantenne, pur confermando di frequentare Mario Sedda, affermò di trovarsi in un altro luogo il giorno dell’omicidio. Oltre al sessantenne altre tre persone vennero indagate, ma tutte si dimostrarono estranee ai fatti.

Dopo sei mesi dall’omicidio i RIS di Cagliari effettuarono un sopralluogo della zona del ritrovamento, sperando di dare una svolta al caso.

L’analisi dei RIS e lo stallo

Con la morte nel cuore cammino per le strade di questa città con la consapevolezza ovvia di ‘persone’ che sanno. Silenzio, omertà. Questa gente è fra noi, in mezzo a noi, come se nulla fosse successo […]

Eleonora Sedda nel suo profilo Facebook, 10 ottobre 2022

Dopo la visita dei RIS di Cagliari il 22 ottobre 2021 le indagini sull’Omicidio Sedda subirono uno stallo dal quale non si ripresero. Vani sono stati finora i tentativi della sorella Eleonora Sedda di riportare l’attenzione mediatica e degli inquirenti sul fratello ucciso.

Il primo tentativo fu una manifestazione organizzata il 1° aprile 2022, giorno dell’anniversario del ritrovamento del cadavere.

Rimasta sempre attiva affinché si faccia giustizia sulla morte di Mario, la famiglia ed in particolare la sorella Eleonora costantemente fanno pressione ai cittadini affinché chi sappia qualcosa dell’omicidio parli.

Al secondo anniversario i familiari e gli amici di Mario Sedda riaffermano la loro determinazione: «A Porto Torres girano ancora tranquilli i tuoi assassini. Ma noi non dimentichiamo»

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Note