Gio. Apr 3rd, 2025

Notizie Internazionali

Bundestag: «proteste antiabortiste illegali davanti ai consultori»

In Germania si procede al sanzionamento delle proteste antiabortiste. Per gli attivisti “pro-vita” è diventato illegale entrare nei consultori familiari o protestare a meno di 100 metri da essi, con sanzioni fino a 5000 euro. La nuova legge è stata approvata al Bundestag, il Parlamento federale tedesco, con 381 voti favorevoli e 171 contrari.

Secondo la ministra tedesca della famiglia, degli anziani, delle donne e della gioventù Lisa Paus, questo è un «Passo importante nel rafforzamento dei diritti delle donne». L’avvocato pro-vita Christian Hillgruber critica invece la svolta e afferma che «Le donne dovrebbero accettare forme di manifestazione innocue per via del pluralismo delle opinioni». Queste manifestazioni innocue consisterebbero però nel mettere di fronte le donne a contenuti non veritieri o inquietanti, con l’intendo di metterle a disagio.

L’aborto in Germania

L’articolo 218 del codice penale tedesco ritiene ancora l’aborto reato, ponendolo alla pari dell’omicidio colposo (solo alcune eccezioni accettate, come praticarlo entro la dodicesima settimana di gravidanza dopo una consulenza obbligatoria in un centro riconosciuto e dopo tre giorni di riflessione, o in caso di stupro, malformazioni del feto o pericolo di vita per la donna). Fino al 2022 in Germania era inoltre severamente vietato per i medici fare pubblicità all’aborto. Solo dopo una riformulazione del testo i medici possono ora fornire informazioni riguardanti l’interruzione di gravidanza senza comunque scendere nei dettagli.

In questo clima il parlamento ha comunque approvato una modifica alla norma sui «conflitti in gravidanza» che regola l’informazione, la contraccezione e la pianificazione familiare per tutelare le donne incinte. Comportamenti come ostacolare l’accesso agli edifici alle donne incinte e al personale medico, intimorire le donne e provare a dissuaderle dall’aborto sono stati definiti vere e proprie molestie.

Le proteste antiabortiste in Italia

Il Senato italiano ha approvato questa primavera l’accesso di gruppi antiabortisti nei consultori. Questo ha segnando una grave retrocessione nella tutela delle donne. Sempre in Italia la presenza di antiabortisti nei consultori è sempre più incentivata, con una legittimazione istituzionalizzata della presenza delle associazioni contrarie all’aborto.

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L’Aia: Sinwar (Hamas) e Netanyahu colpevoli di crimini di guerra.

La Corte penale internazionale dell’Aia emette alcuni mandati d’arresto per «Crimini di guerra». Oltre che per il capo di Hamas (gruppo considerato dall’Unione Europea e da gran parte dell’Occidente un’organizzazione terroristica), Yahya Sinwar, spicca anche un secondo nome: Benjamin Netanyahu.

Secondo il procuratore capo della Corte penale internazionale Karim Khan i capi d’accusa (ad entrambi i leader) sono per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Se si contesta al leader di Hamas la strage del 7 ottobre 2023, l’Aia contesta al premier Netanyahu la campagna militare distruttiva lanciata nella Striscia di Gaza. Secondo gli osservatori, non è mai successo prima d’ora che il tribunale dell’Aia prendesse di mira un Paese alleato degli Stati Uniti (un provvedimento del genere era stato emesso di recente contro Vladimir Putin per la sua condotta in Ucraina).

Nello specifico, le accuse contro Netanyahu sono di «aver causato lo sterminio, usato la fame come metodo di guerra – inclusa la negazione degli aiuti umanitari – e preso di mira deliberatamente i civili durante il conflitto». Nello specifico anche il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant è accusato di crimini simili.

La sentenza dev’essere obbligatoriamente riconosciuta da tutti i firmatari del trattato di adesione alla Corte (Tutta l’UE, Italia inclusa). Israele e gli Usa però attualmente non hanno firmato il Trattato di adesione alla Corte.



L’Aia contro Netanyahu e Hamas, le reazioni alla sentenza

Netanyahu, furioso ed oltraggiato dal decreto, ha affermato che questa presa di posizione «non fermerà nè me nè noi». In generale, gran parte della scena politica israeliana, opposizione inclusa, si è detta offesa dalla sentenza. Neanche Hamas ha gradito l’editto, poiché «Mette sullo stesso piano la vittima e l’aggressore». Secondo il leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Wasel Abu Youssef, la mossa della Corte penale internazionale «fa confusione su chi sia realmente la vittima. Il popolo palestinese ha il diritto di difendersi».

Infine secondo Joe Biden, formalmente amico di Israele ma anche lui sempre più in contrasto per la condotta di guerra spregiudicata operata finora,  «La richiesta del procuratore della Corte penale internazionale di mandati di arresto contro i leader israeliani è vergognosa»

(in copertina immagine di repertorio Wikimedia Commons)

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